“Gli italiani d’Egitto”

Filippo Tommaso Marinetti, italiano d’Egitto, nato ad Alessandria e fondatore del Futurismo

Appena prima della seconda guerra mondiale la comunità italiana era la seconda comunità straniera del paese per grandezza, appena dopo la comunità greca. Lo stesso Giuseppe Ungaretti nacque in Egitto. Sul giornale egiziano Al-Ahram, il 19 febbraio del 1933, fu pubblicato in prima pagina un articolo interamente dedicato agli italiani d’Egitto, scritto dallo storico Angelo Sammarco, che disse: “La gente di VeneziaTriesteGenovaPisaLivornoNapoli, i siciliani ed i dalmati continuano a vivere in Egitto nonostante le loro città natali siano in decadenza ed abbiano perso il loro status di centri marittimi“. Sammarco, inoltre, poneva l’accento sul monopolio italiano delle esportazioni.

Le due maggiori comunità italiane erano quelle del Cairo (18.575 abitanti nel 1928) e di Alessandria d’Egitto (24.280 italo-egiziani nello stesso anno). Pur tendendo a concentrarsi in quartieri propri (come il quartiere veneziano del Cairo) od assieme ad altre comunità allofone, gli italiani d’Egitto hanno sempre mantenuto gli usi e i costumi d’Italia. Per gli italiani furono costruite otto scuole pubbliche e 6 o 7 scuole parrocchiali, supervisionate da un ufficiale inviato dal console italiano, per un totale di 1.500 studenti circa.

Gli italiani residenti in Egitto erano principalmente mercanti ed artigiani, ai quali si andò ad aggiungere col tempo un numero crescente di lavoratori dovuto all’arretratezza economica italiana, che rendeva impossibile la competizione dell’Italia con gli investimenti provenienti da altre nazioni, come la Francia.

Nella città di Alessandria d’Egitto, dove la comunità italiana era maggiore, sorsero, soprattutto durante il ventennio fascista, numerose associazioni filantropiche (addirittura 22), come l’Opera Nazionale, la Società degli Invalidi e veterani di Guerra, la Federazione dei Lavoratori Italiani, l’Ospedale Italiano Mussolini, il Club Italiano e l’Associazione Dante Alighieri. Furono fondati inoltre numerosi giornali in lingua italiana, fra cui L’Oriente ed Il Messaggero Egiziano.

La testimonianza della lunga permanenza e dell’integrazione di comunità italiane in Egitto resta a tutt’oggi nelle centinaia di termini italiani presenti nella parlata colloquiale egiziana (specialmente nelle grandi città costiere). Sammarco spiega ciò come “un risultato dello spirito di tolleranza delle nostre genti, della loro mancanza di un forte sentimento nazionalista o religioso che le spingesse all’isolamento, alla loro avversione a sentirsi superiori”.

Dopo il 1952 gli italiani si sono andati riducendo dai circa 60.000 di prima della seconda guerra mondiale ad appena 3.374 (1.980 famiglie) nel 2007.[6](Fonte:Wikipedia)

Filippo Tommaso Marinetti

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