“Italiani di Tunisia”

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Gli italo-tunisini (italiani di Tunisia) sono una colonia di italiani, emigrati in Tunisia principalmente negli ultimi due secoli. Erano oltre 100.000 agli inizi del Novecento, mentre ora sono ridotti a poche migliaia; praticano in maggioranza il cattolicesimo, ma alcuni si sono convertiti all’islam.

Forte genovese nell’isola di Tabarka, vicino a Biserta

Edifici di Tunisi con caratteristiche dello stile “Liberty” italiano

Storia

Fin dal 1150 Ruggero II di Sicilia aveva esteso il suo regno anche al nord Africa (tra Tunisi e Tripoli); gli sceicchi locali si erano sottomessi all’autorità del re di Sicilia, che tentò di promuovere nella regione nuovi insediamenti cristiani allo scopo di proteggere la modesta popolazione cristiana già esistente.

I primi cittadini di uno stato preunitario italiano a radicarsi in Tunisia (sebbene non sulla terraferma) furono i genovesi, che occuparono l’isola di Tabarca, presso la costa settentrionale della Tunisia, allo scopo di coltivare il locale corallo ed avere una base per i loro commerci. L’isola appartenne alla famiglia genovese dei Lomellini dal 1540 al 1742.

A partire dalla fine del XVI secolo, emigrarono da Livorno nella città di Tunisi numerosi ebrei, che crearono attivi scambi commerciali con l’Italia fino ai tempi napoleonici.[1]

Ai primi dell’Ottocento molti esuli italiani si rifugiarono temporaneamente in Tunisia, fra i quali Giuseppe Garibaldi.

A partire dall’Unità d’Italia si registrò una notevole emigrazione di siciliani in Tunisia, che arrivarono ad essere oltre il 70% della comunità italiana in Tunisia e ne furono la componente europea più numerosa. Con l’instaurazione del protettorato sulla Tunisia da parte della Francia, nel 1881 ed il cosiddetto “schiaffo di Tunisi” (ovvero il venir meno, con il protettorato della Francia, delle speranze italiane nate dagli accordi del 1868[2] che avevano assicurato al governo italiano l’influenza sul Bey di Tunisi) iniziò un periodo di graduale assimilazione degli italo-tunisini.

I francesi consideravano gli italo-tunisini alla stregua di un pericolo (li chiamarono le peril italien), per via delle aspirazioni del governo italiano sulla Tunisia.[3]

Lo schiaffo di Tunisi


Lo stesso argomento in dettaglio: Schiaffo di Tunisi.

Fu definita lo schiaffo di Tunisi l’umiliazione subita dall’Italia nel 1881 ad opera dei francesi, che stabilirono il protettorato sulla Tunisia, obiettivo delle mire colonialistiche italiane.

L’Italia aveva siglato un trattato con la Tunisia l’8 settembre 1868, per una durata di 28 anni, per regolare il regime delle capitolazioni. L’accordo internazionale confermava i diritti, i privilegi e le immunità già concesse in precedenza ai cittadini di alcuni Stati preunitari italiani. Gli italiani conservavano la loro nazionalità d’origine e non dipendevano che dalla giurisdizione consolare in materia civile, commerciale e giudiziaria, ma non in materia immobiliare, in cui, tuttavia, era riservata al console l’applicazione delle sentenze pronunciate dai tribunali del bey. L’uguaglianza civile assicurava agli italiani la libertà di commercio e un vero e proprio privilegio d’extraterritorialità per i loro stabilimenti. In materia di pesca e di navigazione, beneficiavano dello stesso trattamento dei tunisini. Infine, il bey non poteva modificare i dazi doganali senza consultare preventivamente il governo italiano.

Benedetto Cairoli, il primo ministro che subì lo schiaffo di Tunisi e dovette rassegnare le dimissioni

Il principale obiettivo di politica estera del secondo governo guidato da Benedetto Cairoli era la colonizzazione della Tunisia, cui ambivano sia la Francia sia l’Italia. Cairoli, e prima di lui Depretis, non ritenne mai di procedere ad un’occupazione, essendo in generale ostile ad una politica militarista; perciò si lasciò sorprendere, l’11 maggio 1881, quando i francesi procedettero all’occupazione della Tunisia: ciò lo indusse a presentare le dimissioni, il successivo 29 maggio 1881, evitando così che la Camera lo censurasse apertamente.

Il calcolo di Cairoli, fondato sulla possibile opposizione della Gran Bretagna all’allargamento della sfera di influenza francese in Africa del nord, si rivelò inesatto: Londra era ostile al fatto che una sola potenza controllasse per intero il Canale di Sicilia e, semmai, era il possesso congiunto di Tunisia e Sicilia che “avrebbe significato una posizione dominante nel mezzo del Mediterraneo”, intollerabile per la potenza marinara britannica[4].

L’instaurazione del protettorato francese sulla Tunisia significò, nei decenni successivi, il lento predominio della comunità francese a scapito di quella italiana.

Il Novecento

La presenza degli italiani nella società tunisina (e nella sua realtà culturale ed economica), all’inizio del XX secolo, era tale che fu scritto che “La Tunisia è una colonia italiana amministrata da funzionari francesi”.

Mussolini – per ragioni nazionalistiche – diede un notevole contributo agli italo-tunisini, costruendo scuole ed ospedali e creando banche ed organizzazioni assistenziali per loro. Per converso, gli accordi Laval-Mussolini, firmati a Roma il 7 gennaio 1935, incrementarono la presenza degli antifascisti che, sostenuti dalla Concentrazione Antifascista di Parigi, si riunirono intorno alla pubblicazione del periodico L’Italiano di Tunisi (1936-39)[5], organo della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU), “unica voce di dissenso nel panorama italo-tunisino prima dell’uscita del Giornale (1939) diretto da G. Amendola”[6].

Molti italiani di Tunisia, comunque, parteciparono attivamente nelle file del fascismo e, quando le forze dell’Asse occuparono la Tunisia nel novembre 1942, alcuni di loro aderirono alle unità militari combattenti contro gli Alleati. La vittoria alleata in Tunisia nel maggio 1943 segnò l’inizio della scomparsa della comunità italiana: i francesi di de Gaulle subito chiusero tutte le scuole ed i giornali italiani. Negli anni cinquanta gli italo-tunisini risentirono della guerra d’indipendenza dei tunisini contro la Francia e furono costretti all’emigrazione in massa, in una forma simile a quanto avvenne con i francesi d’Algeria (ed in misura minima con gli italo-egiziani).

Nel censimento francese del 1926, nella colonia tunisina vi erano 173.281 europei, dei quali 89.216 erano italiani, 71.020 francesi e 8.396 maltesi. Nel censimento del 1946 gli italiani in Tunisia erano 84.935, in quello del 1959 solo 51.702 e nel 1969 meno di 10.000. Nel 2005) ve ne erano soltanto 3.000, di cui appena 900 discendenti dall’originaria emigrazione ottocentesca, concentrati principalmente nell’area metropolitana di Tunisi. (Fonte: Wikipedia)

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