“In Crimea, gli italiani dal XIX secolo”

Italiani di Crimea oggi

La popolazione degli italiani di Crimea ammonta a circa trecento persone, anche se un censimento ufficiale non è mai stato effettuato. La maggior parte di loro risiede a Kerč’, dove nel 2008 è stata costituita l’associazione “C.E.R.K.I.O.” (Comunità degli Emigrati in Regione di Crimea – Italiani di Origine, presieduta da Giulia Giacchetti Boico), i cui obiettivi sono:

  1. la salvaguardia e la promozione della conoscenza della lingua e della cultura italiane, attraverso corsi tenuti gratuitamente dagli stessi associati; presso la sede dell’associazione è stata anche allestita una biblioteca di volumi in italiano giunti in dono dall’Italia, si proiettano film in italiano e si tengono corsi di cucina italiana[4][5];
  2. il riconoscimento dello status di minoranza perseguitata e deportata, sia per ristabilire la verità storica sia per poter usufruire di alcuni vantaggi di tipo economico riservati alle vittime del comunismo;
  3. il consolidamento dei rapporti istituzionali con l’Italia;
  4. la ricostruzione dell’albero genealogico degli italiani di Crimea, reso estremamente difficoltoso dal fatto che quando fu attuata la deportazione a tutti gli italiani vennero sequestrati i documenti di identità e molti dei superstiti, pur parlando italiano, sono impossibilitati a dimostrare le proprie origini.

A livello istituzionale dopo la prima interrogazione parlamentare in Italia sul tema, che risale al 1998, ci sono state altre iniziative con interventi alla Camera e al Senato rispettivamente nel 2009 e 2010.

A seguito dell’occupazione militare e annessione della Crimea alla Russia nel 2014 l’interlocutore dell’associazione Cerkio è divenuto il governo della Crimea e in seconda battuta il governo russo. Il 21 aprile 2014 la presidenza russa ha emanato un decreto per il riconoscimento delle minoranze crimeane perseguitate dallo stalinismo, omettendo però di includere quella italiana. A questa mancanza è stato posto rimedio il 12 settembre 2015, a seguito dell’incontro a Jalta fra il presidente Vladimir Putin e una delegazione dell’associazione Cerkio guidata dalla presidente Giulia Giacchetti Boico. All’incontro era presente anche Silvio Berlusconi[6]. Il presidente russo ha emendato il decreto e ora gli italiani sono stati a tutti gli effetti riconosciuti come minoranza perseguitata e deportata.

Per testimoniare le sofferenze degli Italiani di Crimea è stata allestita una mostra fotografica itinerante presentata in tutta Italia e anche all’estero (Mosca, Kerč’, Cracovia, Katowice), disponibile anche in russo e in polacco.

La presenza di popolazioni italiane in Ucraina e Crimea ha una storia che risale ai tempi della Repubblica di Genova e di Venezia.

Un flusso migratorio italiano giunse a Kerč’ all’inizio dell’Ottocento. Nel 1820 in città abitavano circa 30 famiglie italiane provenienti da varie regioni. Il porto di Kerč’ era regolarmente frequentato da navi italiane ed era stato aperto anche un consolato del Regno di Sardegna. Uno dei viceconsoli, Antonio Felice Garibaldi, era lo zio di Giuseppe Garibaldi.

Fra il 1820 e la fine del secolo giunsero in Crimea, nel territorio di Kerč’, emigranti italiani provenienti soprattutto dalle località pugliesi di TraniBisceglie e Molfetta, allettati dalla promessa di buoni guadagni e dalla fertilità delle terre e dalla pescosità dei mari. Erano soprattutto agricoltori, uomini di mare (pescatori, commercianti, capitani di lungo corso) e addetti alla cantieristica navale. La città di Kerč’ si trova infatti sull’omonimo stretto che collega il Mar Nero col Mar d’Azov. Presto si aggiunse un’emigrazione più qualificata, con architetti, notai, medici, ingegneri e artisti.

Nel 1840 gli italiani – cattolici in una zona prevalentemente ortodossa con una minoranza musulmana (i tatari) – progettarono e costruirono a loro spese una chiesa cattolica, detta ancora oggi “la chiesa degli Italiani”. All’inizio del Novecento la chiesa aveva un parroco italiano, poi cacciato durante il comunismo, quando la chiesa fu chiusa e trasformata prima in una palestra e poi in un deposito di masserizie.

Gli italiani si diffusero anche a Feodosia (l’antica colonia genovese di Caffa), SimferopoliOdessaMariupol e in alcuni altri porti russi e ucraini del Mar Nero, soprattutto a Novorossijsk e Batumi.

Secondo il Comitato statale ucraino per le nazionalità, nel 1897 gli Italiani sarebbero stati l’1,8% della popolazione della provincia di Kerč’, percentuale passata al 2% nel 1921; alcune fonti parlano specificatamente di tremila o cinquemila persone[1].

Alla vigilia della prima guerra mondiale a Kerč’ c’era una scuola elementare italiana, una biblioteca, una sala riunioni, un club e una società cooperativa, luoghi d’incontro per la comunità unita e agiata. Il giornale locale Kerčenskij Rabocij in quel periodo pubblicava regolarmente articoli in lingua italiana.

Con l’avvento del comunismo, alcune famiglie fuggirono in Italia via Costantinopoli, gli altri furono perseguitati con l’accusa di simpatizzare per il fascismo. (Fonte: Wikipedia)

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora